TRATTAMENTO
PAVIMENTI IN COTTO
LAVORO
DA UOMINI ESEGUITO MAGISTRALMENTE DA DONNE
Benvenuti
sul sito C'ERA IL COTTO (cera il cotto) creato per spiegare
il trattamento di pavimenti in cotto eseguito a regola d'arte
da artigiane (donne) da noi selezionate per garantire efficenza,
qualità e quel qualcosa in più che solo alcune
donne sanno mettere!
"C'era
il Cotto" nasca da un'idea di Sandro Franchini - Via
di Caselli, 3 - 52026 Pian Di Scò (AR)
Tel e Fax 055960889 - cell. 3356542625 - info@servizicommerciali.net
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COTTO
NON FIORENTINO TRATTATO DA FIORENTINI
Nei
decenni precedenti il cotto fiorentino ha avuto diversi
periodi di Boom. Purtroppo, come spesso accade, una
vasta domanda porta ad un'ampia industrializzazione
delle produzione e inevitabilmente a una perdita (secondo
la nostra personale opinione) di "anima".
Ecco
che la nostra scelta, alla fine degli anni '90, è
stata quella di specializzarsi nel trattamento dei
cotti chiari definiti "mediterranei" quali
"spagnolo", "napoletano", "siciliano",
"umbro" e "di minturno".
Rimaniano
comunque legati al restauro e al recupero di pavimenti
in cotto toscano antico.
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a fianco cotto di minturno BIANCO.
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UNA
BREVE STORIA DEL TRATTAMENTO DEL COTTO
Fino
all'inizio degli anni '80 il cotto veniva trattato
usando come impregnanti oli vegetali (olio paglerino,
olio di lino crudo o cotto) e come finissaggio la
cera in pasta (soprattutto cera d'api diluita in trementina).
Con l'avvento degli emulsionanti; vari polimeri sintetici
potevano essere diluiti in acqua. Nascevano quelli
che comunemente vengono chiamati i prodotti acrilici
o cere all'acqua. In realtà, tolte alcune eccezioni,
trattasi di resine filmogene che tendono a rimanere
molto in superficie specialmente in materiali molto
assorbenti.
Cotto
antico toscano formato 20x20 >>
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Tali
prodotti hanno di gran lunga semplificato i processi
necessari per un trattamento eseguito a regola d'arte,
soprattutto hanno abbreviato i tempi necessari che
occorrevano in precedenza con oli vegetali e cere
naturali. Questi vantaggi hanno portato molti artigiani
di altri settori (muratori, piastrellisti, pavimentatori
e imbianchini) a proporsi anche come trattatori. E
negli anni '90 quando tutti montavano pavimenti in
cotto non sempre i trattamenti risultavano efficaci
ed esteticamente apprezzabili. Ecco che piano, piano
i pavimenti in cotto (soprattutto fiorentino) venivano
rimpiazzati con altri materiali di sicuro risultato
e di più facile manutenzione.
Anno dopo anno il cotto fiorentino veniva sempre più
relegato dapprima come pavimento da "esterni"
fino a essere completamente scartato dai capitolati
per la realizzazione di opere murarie.
Questa "crisi" ha prodotto una specie di
selezione naturale tra i trattatori di pavimenti facendo
emergere chi puntava sulla qualità .
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a fianco cotto UMBRO arrotato in fornace. Formato
Vecchia Firenze arricchito con Tozzetto in travertino
sabbiato.
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RITORNO
ALL'ANTICO (ma non troppo...)
Abbiamo
visto come l'avvento dei prodotti acrilici abbia portato
a una declassazione del trattramento dei pavimenti
in cotto.
ATTENZIONE: non vogliamo essere inquisitori nei confronti
delle industrie chimiche che producono tali prodotti...
Ci limitiamo a raccontare come sono andate effettivamente
le cose!
E'
indubbio che un trattamento eseguito a cera in pasta
dia un risultato diverso specialmente nei pavimenti
molto assorbenti come quelli che abbiamo precedentemente
elencato.
Il
processo è semplice; più il pavimento
è assorbente più la cera all'acqua tende
a rimanere in superfice non impregnando bene il supporto
con il risultato di autoestinguersi con il calpestio
o con le semplici operazioni di pulizia che periodicamente
vengono effettuate negli ambienti pubblici o domestici
Silvia
e Laura al lavoro su un cotto di Minturno Sabbia intersecato
con il Minturno Bianco>>
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Rimanendo
in superfice l'effetto estetico tende "al finto",
se ci fate caso la mattonella e il trattamento sembrano
effettivamente due cose distinte, non sono un tutt'uno!
Non
siamo però così RISOLUTIVI; anche noi
usiamo alcuni prodotti di recente generazione tipo impregnanti
silossani in soluzione solvente o addirittura impregnanti
a base di polimeri fluorurati in emulsione acquosa che,
in presenza di risalite d'umido, tamponano lasciando
traspirare senza alterare l'aspetto estetico del supporto.
Ammettiamo
inoltre che alcune finiture acriliche in determinate
occasioni possono effettivamente completare in modo
egregio il trattamento e addirittura le consigliamo
come prodotti di manutenzione.
Il
cuore del trattamento comunque (parliamo di pavimenti
in cotto interni) preferiamo che sia in cera in pasta
che da risultati particolarmente caldi e setosi.
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a fianco il risultato del pavimento trattato da Silvia
e Laura a fine lavoro. L'effetto è di un pavimento
"nato lì" assolutamente naturale ma
al contempo caldo e molto morbido. Impossibile ottenere
lo stesso effetto con l'acrilico! |
C'E'
CERA E C'ERA
Alcune
sopracitate industrie chimiche producono delle ottime
cere in pasta buone per tutti i tipi di cotto, dal
fiorentino arrotato a crudo, dal semi fatto a mano
fino ai cotti molto assorbenti e teneri. La cera è
cera ti potrebbero rispondere. Analizziamo se è
vero.
Di
cosa si compone la cera in pasta?
TREMENTINA:
è il solvente che tiene morbida la cera una
volta sciolta. La vera trementina si ottiene per distillazione
dalla resina delle conifere. Molti la sostituiscono
con solventi sintetici che però hanno una maggiore
volatilità con risultato che le cera penetra
meno conferendo al cotto un risultato meno marcato.
Pianelle
Vecchie Toscane ripavimentate a spina reale con tappetto
diagonale centrale >>
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PARAFFINA:
miscela di idrocarburi solidi ricavati dal petrolio.
Quando è raffinata (nel caso della cera in pasta)
si presenta bianca e leggermente translucida. Nella
cera per pavimenti serve da base per le altre cere avendo
un alto grado di idro-oleorepellenza ed un prezzo contenuto.
CERA
D'API: (sbiancata e non) secreta dalle
ape operaie viene sciolta in trementina e mischiata
alla paraffina per ottenere nel caso dei trattamenti
dei pavimenti in cotto un risultato più corposo
e caldo.
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a fianco cotto Napoletano. L'effetto dorato si ottine
ingrassando con cera d'api sbiancata una cera per pavimenti
prodotta da una delle aziende chimiche di trattamenti
per pavimenti e stendendola "a crudo" (a pavimento
grezzo, pulito e ben sciacquato). Importante e stendere
la cera ben diluita in trementina in modo da "inzuppare"
il supporto in profondità |
CARNAUBA:
(solitamente in produzione industriale) si ottiene dalle
foglie di palma. La caratteristica della Carnauba è
la durezza e un maggior grado di lucentezza. Si mescola
in modesta quanità con gli altri ingredienti
per ottenere un supporto che si righi meno.
Riassumendo
(e semplifacando).
° Trementina: diluisce
° Paraffina: rende idro-oleorepellente
° Cera D'Api: ingrassa, da il corpo
° Carnauba: indurisce
Per
fare la cera in pasta: ridurre in scaglie la paraffina
e la cera d'api (la cera d'api sbiancata si presenta
in palline e quindi non necessita di questa operazione),
mettere in un recipiente con trementina le scaglie e
tenerle a bagno per 24/36 ore. Scaldare a bagno maria
il tutto fino ad ottenere una miscela liquida. Aggiungere
trementina quanto basta perchè l'emulsione rimanga
cremosa. trasferire il tutto in un apposito contenitore
e lasciare raffredare. La cera è pronta >>
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CONOSCENZA
DEL SUPPORTO, DOSAGGIO DEGLI INGREDIENTI, UN PIZZICO
D'ARTE
Già
queste semplici informazioni ci dimostrano che una cera
creata per quel particolare pavimento in cotto è
sicuramente più efficace di una generica che
"vada bene per tutti".
Di
norma
diciamo:
1. Su pavimenti in cotto teneri fatti a mano, molto
assorbenti e porosi creiamo una cera molto corposa (abbondante
cera d'api) e mediamente fluida (sul cotto di Minturno
bianco usiamo esclusivamente paraffina e cera d'api
sbiancata con poca carnauba).
2. Su pavimenti in cotto teneri e assorbenti semi-fatti
a mano o levigati in fornace o dopo la posa creiamo
una cera mediamente corposa e abbondantemente fluida
con una cospiqua dose di carnauba.
Queste sono comunque indicazioni generiche in quanto
sul cotto influiscono molteplici fattori che ne determina
il risultato estetico.
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a fianco: in alto a sinistra: paraffina - in
alto a destra: cera d'api grezza - in basso
a sinistra: cera d'api sbiancata - in basso
a destra: cera di carnauba
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MALTA
BASTARDA, SOTTOFONDO O A COLLA
QUANTO
INFLUISCE LA POSA NEL TRATTAMENTO
I
pavimenti in cotto descritti in questo sito internet
hanno la particolarità di essere molto assorbenti
e essendo fatti a mano le pianelle sono solitamente
molto spesse rispetto ai materiali prodotti industrialmente.
Pur
essendo molto teneri molti hanno comunque nel loro
impasto una percentuale di grana ferrosa che bagnata
e dopo un lunga esposizione all'aria naturalmente
ossida.
L'ossidazione
non è solubile con l'acido e tende ad alterare
l'assorbimento del cotto rispetto all'origine. Per
capire di cosa stiamo parlando, se ne avete la possibilità,
fate un esperimento. Trattate con la cera un angolo
del Vs. pavimento ancora grezzo e nello stesso modo
trattate una piastrella avanzata. Vedrete che il risultato
sarà diverso.
Silvia
mentre lucida con la monospazzola un pavimento in
cotto umbro arrotato in fornace >>
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E' chiaro che la procedura sia per la pulizia che
per il trattamento cambia non solo rispetto al materiale
da trattare ma anche in che modo il materiale è
stato posato. In tanti anni non è mai successo
di ripetere la stessa procedura su pavimenti diversi...
Ogni pavimento fa storia a se e quindi non c'è
insegnamento ma solo esperienza!
DOVE
OPERIAMO
Le
artigiane di "c'era il cotto" hanno tutte
esperienza ventennale nel campo dei trattamenti di
pavimenti in cotto.
Hanno
lavorato in prestigiosi palazzi Fiorentini e Toscani
tra i quali: gli Uffizi, l'Accademia dei Georgofili,
Palazzo Feroni, Conservatorio Cherubini, Museo del
Bigallo, Castello di Cafaggiolo, Castelletto di Montebenichi,
La Collegiata a San Gimignano ecc.
Operano
in Toscana nelle provincie di Arezzo e Firenze.
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a fianco: cotto di Minturno, piastrelle 40x40
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